sabato 25 aprile 2009

giovedì 23 aprile 2009

Ricetta delle torte di Massarosa

Torta di cioccolata
1 etto di cioccolata
1 etto di zucchero
1/2 etto di uvetta
1/2 etto di zucchero vanigliato
1/2 etto di pinoli
1 uovo intero
1 tuorlo
15 grammi di cacao amaro
15 grammi di cacao dolce
1 etto di riso
1/2 bicchirino di sambuca

Torta di erbe
80 grammi di riso
80 grammi di zucchero
1 fetta di pane bagnato nel latte caldo
1 etto di ricotta scolata
1 pallina di bietola
1/2 etto di uvetta
1/2 etto di pinoli
20 grammi di zucchero vanigliato
sale q.b.
1 uovo intero
1 tuorlo
noce moscata
1/2 bicchiere di sambuca

Questi due ripieni sono da stendere sopra la pasta frolla (ognuno usa la sua ricetta).
Sono torte che non possono mancare in nessuna casa massarosese per Pasqua e per la festa della Madonna del Carmine, due domeniche dopo la Pasqua.
Oggi con mia mamma ne abbiamo preparate 5...chi ne vuole una fetta?!

martedì 21 aprile 2009

Reality or not?

Certo che l'Italia è un paese strano... Accoglienti sulla carta e razzisti nei fatti.
A meno che non si tratti di reality show: allora possono vincere anche transessuali e rom.
Vorrei vedere se quelle stesse persone che hanno televotato per la vittoria di Luxuria all'Isola e Ferdi al GF9 accetterebbero un contatto con loro fuori dal piccolo schermo.

Meditate gente, meditate.
E siate meno ipocriti, italiani.

sabato 18 aprile 2009

Noemi - Briciole

Questo è un giorno da vivere
se non si può descrivere
di un amore impossibile
rimangono le briciole
soltanto scuse insostenibile
da qualche tempo eri tu con me

Non c'è più niente niente niente
che mi leghi a te
mi sento un vuoto da disperdere
occare il fondo per capire che
è un nuovo giorno senza te

Questo male di vivere
che non mi fa decidere
delle notti romantiche
il ricordo fa piangere
sebbene cercherò di illuderti
da questa nuova immensità che c'è

Non c'è più niente niente
niente che mi leghi a te
è un grande vuoto
in fondo all'anima
tu dimmi un pò di che colore
è un altro giorno senza te
Ma da sempre chi ama di più
è costretto a soffrire
e ti giuro che io ritornerò
molto in alto a volare
e quando io saro più lucida
quando io non sarò più innamorata di te..

Non c'è più niente
niente niente che mi leghi a te
ma non è facile difendersi
e sono ancora troppo fragile
in questo gioco senza te
Questo è un giorno da vivere
se non si può descrivere…


Visto che la sua canzone è già in radio, X factor l'ha vinto lei: Noemi.

giovedì 16 aprile 2009

Salento

Treno. Molte ore di treno. Sonno frammentato. Poco spazio per le gambe. Svegliarsi a tutte le fermate. Caserta. Benevento. Foggia. Bari. Brindisi. E finalmente Lecce. Fez e la Yaris colma. Pasticciotto. Sonno. Casa. Pranzo infinito. Otranto.


...e anche se Otranto mi guarda non la voglio sentire
così proseguo in questo viaggio in questa Puglia infinita
e inizio inevitabilmente a ripensare alla vita...

Passeggiata. Marco e le linguine. Bar Las Vegas. Una vodka. Due vodka. Tre vodka. Le ragazze dalla pashmina rosa e rossa. La ragazza di Latina, versione nostrana de la garota de Ipanema. Istambul ma solo sul marciapiede. Lecce by night. Fare le sei di mattina. Accusare il colpo. Pasqua. Lecce e le guide turistiche.


...guido senza più capire e non per questo rallento
riesco appena a non confondere la strada e le rocce
e forse ho letto qualcosa che mi parlava di Lecce.

Pizza. Campi Salentina la notte. La chiesa illuminata. La piazza del Bar Las Vegas. Gianluca, il barista generoso. Pioggia. Diluvio. Cesar conosce già tutti. Tutti conoscono Daniela ma lei non si ricorda di nessuno. Ileno. Non siamo compatibili. Mattina. Pasquetta. Ostuni.


E dopo Brindisi, Ostuni, Monopoli volano via
rischiosamente in bilico tra sabbia e fantasia
mi piacerebbe stendere la mano
e salutandole lasciare la mia angoscia scivolare piano.

Treno+Pulmino. Barista all'autista del pulmino: "Hai dei clienti!!!". Freddo natalizio. Città bianca. Città bianca e gelida. Inizia a piovere. Ristorante. Orecchiette alle cime di rapa. Secondo con contorno di colomba. Calci nel culo e resto preso in ostaggio. Cartolina della corsa dei cavalli. Fuga da Ostuni. Treno. Campagna. Festa. Capannone. Polvere. Birre. Musica fantastica. Pipì con l'ombrello. Balli. Musica. Capelli alla salsiccia. Cartoni animati ipnotici. Cani. Fantasmi. Sereeeeenaaaaa. Notte. Dormita. Chiacchiere. Yaris. Porto Cesareo. Sole, finalmente. Pranzo al sole. Giro sulla costa ionica. Gallipoli da lontano. Corsa alla stazione. Partenza funalmbolica di Marco. Campi.

Bar. Valigie. Aperitivo a Lecce. Stazione. Saluti. Treno. Treno. Treno...

mercoledì 15 aprile 2009

Articolo di Giustino Parisse

Quanto era bella Onna quella notte, prima dello scossone orrendo. La luna rischiarava i vicoli: via dei Calzolai, via Oppieti, via dei Martiri, via Ludovici, via della Ruetta, via delle Siepi. Dentro, mille anni di storia e milioni di storie: uomini e donne che quel piccolo paese in fondo alla Valle dell’Aterno avevano costruito e amato. In quella orrenda notte abbiamo perso tutto: le vite umane, le case, il nostro paese.

Non sentirò più gli odori: da bambino a ogni passo c’era una stalla. Sotto gli animali, sopra gli uomini. Nei giorni di festa i profumi del pomodoro fresco per fare il sugo rallegrava il palato ancor prima di consumare il pasto. E poi le voci, la colonna sonora di un paese di gente semplice. Quella notte dopo lo scossone orrendo le voci non c’erano più. La luna rischiarava il silenzio. Il dolore tanto forte da spezzare le corde vocali. Quella notte era una bella notte. Nella mia casa c’erano due angeli, erano nel loro lettino. Riposavano. Attendevo già il rumorio di un mattino normale. Quando si alzavano per contendersi il bagno. La mamma che li chiamava: sbrigatevi, è tardi, la scuola vi attende. L’ultima carezza, l’ultima rassicurazione.

L’orrendo scossone. La corsa verso quelle camerette, il grido spezzato: papà, papà. Domenico arrivo, arrivo. Resisti, resisti. Polvere, sassi, disperazione. Dall’altra parte della casa il grido della mamma: Maria Paola è qui. Lo sento. Un barlume: arrivo ad aiutarti. No, è solo speranza. L’orrendo scossone non perdona. Nella notte, sul tetto che non è più un tetto, l’abbraccio di un padre e una madre. Quella casa che diventa una tomba, la tomba dei sogni, la tomba dei tuoi figli per i quali hai lottato e poi quella notte scopri che li hai solo portati nel baratro. E’ la tua storia che finisce, è la tua casa che sparisce, il tuo paese che non c’è più. Poi le luci del giorno beffarde. C’è il sole, sullo sfondo brilla il Gran Sasso. Gli uccelli cantano la primavera. Tu sei lì, a guardare il vuoto. Arrivano gli amici, i soccorsi. E inizia il rosario della morte: Gabriella, Luana, Berardino, Susanna, Fabio e poi ancora, ancora e ancora: fino a 38. Era quella la mia gente, è quella la mia gente anche nella morte.

I miei bambini estratti dalle macerie. Nemmeno il coraggio di guardarli. La morte non deve avere un volto. La vita deve trionfare: il ricordo è del sorriso, degli occhi pieni di gioia, non del ghigno mortale di una faccia disfatta. Mamma che si salva: il volto insanguinato non lo riconosco. Papà è ancora seppellito sotto una montagna di macerie. Si lavora per portarlo via. Poi vado via anche io, fuggo dall’orrore. Fuggo dalla mia storia. Fuggo dalla mia vita. Tutto finisce nella notte dell’orrendo scossone. Non sento la radio, non guardo la tv. Poi, qualche sera dopo, incrocio con gli occhi l’immagine della chiesa parrocchiale: lì si sono sposati mia madre e mio padre, lì sono stato battezzato, lì ho pregato con la mia gente la statua della Madonna delle Grazie. Mi dicono che devono portarla via. Era nella sua nicchia dalla fine del 1400, quando la mano ispirata dell’artista Carlo dell’Aquila l’a veva modellata. Siam peccatori ma figli tuoi, Maria di Grazie prega per noi: il canto è risuonato milioni di volte, almeno venti generazioni di onnesi hanno toccato quella statua, l’hanno baciata e hanno sfiorato quel bambino Gesù che stringe forte forte fra le manine un uccellino. La Madonna se ne va, depositata dentro un container. Terremotata anche lei. Tornerà, sì tornerà, quando le macerie risorgeranno.

Via dei Martiri non c’è più: nel 1944 la mano cattiva dell’uomo l’a veva resa simbolo della sofferenza, dell’uomo che si accanisce sull’ uomo. Diciassette onnesi, la mia gente, annientati dalla follia di una guerra senza senso. Quella strage mi ha perseguitato per trenta anni: ho cercato di capire, di spiegare, di dare una ragione a quella violenza tanto assurda. Ho sperato anche di dare uno spunto per cercare giustizia. Oggi via dei Martiri piange altri morti: stavolta l’assurdo è il tremendo scossone. Tanti anni fa scavando nella storia del mio paese mi sono imbattuto nelle carte dell’a rchivio parrocchiale. Mi colpì una data: 2 febbraio 1703. Il parroco di quel giorno scrisse: ora sesta, orrendo scossone, la chiesa parrocchiale per intercessione di San Piero Apostolo è rimasta in piedi, una sola persona è morta.
Nel 1753 fu costruito il campanile, intorno una scritta a ricordo del parroco che lo aveva fatto realizzare: Beneditus Pezzopan, Unda prepositus. Due giorni fa i vigili del fuoco hanno preso la campana grande recuperata fra le macerie del campanile. L’hanno fatta suonare nella tendopoli. Sarà rinascita? Alla mia gente dico andate avanti, io non so se ce la farò, non so nemmeno come sono riuscito e scrivere questi pochi pensieri. Grazie alla mia seconda famiglia: gli amici e colleghi del Centro. Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato e confortato in questi giorni. Quanto era bella Onna quella notte prima dello scossone orrendo.


Non importa aggiungere altro.
Basta con la ricerca di macabri dettagli.
Basta con gli inutili servizi strappalacrime.
Basta con lo sciacallaggio televisivo.

mercoledì 8 aprile 2009

Looking for an accommodation in London

Prenotato!
DAl 25 al 28 aprile le sorelle S.P. visiteranno per la prima volta London!
Finalmente parleranno un po' di inglese e si mescoleranno al melting pot della City.
Rimane solo un piccolo particolare da sistemare...dove dormire?
Sono ben accetti consigli su divani liberi e sottoscala disponibili presso amici- cugini londinesi che nemmeno ricordavate di avere! In mancanza di tali requisiti, anche un ostello andrà benissimo!
Avanti con le proposte! Grazie!

Sorpresona!!!

Da giorni si parlava di videochiamata dall'Africa: una chiacchierata Massarosa-Nyarurema che cancellasse le distanze tra Chiara e chi è rimasto in terra natia.
Prese le pizze e allestita una cena veloce è venuta subito l'ora stabilita per collegarci con Skype. Collegamento stabilito, prime urla beluine dei ragazzi e prime battute alla vista non di Chiara ma di una foto di bambini africani.
Chiara dice di dover riavviare il pc e noi promettiamo di aspettare.
Cinque minuti dopo suona il campanello di casa mia: è arrivato il fratello di Chiara - pensiamo - manca solo lui all'appello per la video conferenza.
Apre mio padre e anche io vado verso la porta...
...
...
...
Attimi di incredulità.
...
...
...
Faccia inebetita.
...
...
...
NOOOOOOOOOOOO!
NON E' POSSIBILEEEEEEEEE!
CHIARAAAAAAA!
...
...
Gli altri da camera mia si guardano con sospetto cercando di capire se sono da ricoverare in psichiatria...
Si affacciano dalla porta a vetri e la vedono: Chiara è tornata dal Rwanda e non ci ha detto niente per farci una sorpresa!
Seguono baci, abbracci, commenti, moccoli, racconti mozzafiato, battute, Natale che canta ininterrottamente "Siamo i Watussi" e parecchia roba forte bevuta per riprenderci dallo shock!

Bentornata Chiarì!!!

Il tempo vola

Una settimana di assenza dalla blogsfera.
Un mare di frasi già composte in testa.
Il tempo mancante per far scivolare i polpastrelli sui tasti neri.
Questa settimana è stata intensa, di quelle settimane senza mai un minuto per me, di quelle con la dose di ansia a palla.
E la tragedia abruzzese a fare da laptop alle varie cartelle di pensieri.
La cartella esame è stata archiviata con successo e si fanno prematuramente conti alla rovescia.
La cartella amore è rimandata al 16 aprile, ma almeno abbiamo avuto il tempo per una cenetta di saluto al Numero 11.
La cartella amici è stata riaperta dopo settimane di inutilizzo.
La cartella sport, vicina al suicidio nel cestino, è stata eroicamente riaperta con una corsetta.
Nella cartella tirocinio si archiviano un po' di lavori e un po' di noiosi spam.
Nella cartella organizzazione del viaggio pasquale con breve tappa romana e direzione terra pugliese intervengono (per fortuna) Dani che orchestra e Marco che mi renderà il viaggio più piacevole.
Ma soprattutto è stata creata dal nulla la cartella sorpresa grazie a Chiara...

mercoledì 1 aprile 2009

Altrove - Morgan

Però, (che cosa vuol dire però?)
Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto

Forse già lo sai
che a volte la follia
Sembra l'unica via
Per la felicità

C'era una volta un ragazzo
chiamato pazzo
e diceva sto meglio in un pozzo
che su un piedistallo

Oggi ho messo
la giacca dell'anno scorso
che così mi riconosco
ed esco

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo
lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove
non importa dove

Io, un tempo era semplice
ma ho sprecato tutta l'energia
per il ritorno

Lascio parole non dette
e prendo tutta la cosmogonia
e la butto via
e mi ci butto anch'io

Sotto le coperte
che ci sono le bombe
è come un brutto sogno
che diventa realtà

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo

Applico alla vita
i puntini di sospensione
Che nell'incosciente
non c'è negazione

un ultimo sguardo commosso all'arredamento
e chi si è visto, s'è visto

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Lascio che le cose
mi portino altrove
altrove
altrove

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni


Una delle mie canzoni preferite, prima ancora che la cantasse Noemi a X Factor, prima ancora che una frase desse il titolo ad uno dei post scritti con più cuore di questo blog, prima ancora di adorare Morgan.