mercoledì 28 aprile 2010

Facebook massarosese

Ore 20.
Ora di cena in casa Addams.

Driiiiiiiin. Driiiiiiiiin.

Mercoledì: Pronto?
Zia di secondo grado Massarosese inside: Sara?
M: No, Serena.
Z.2°: Ah avete la voce uguale.
M: Eh lo so...ci scambiano tutti.
Z.2°:Oh ma m'ha detto la Dona che sta lì accanto a casa tua che c'era una festa a casa tua venerdì.
M: Sì...
Z.2°: Eh io siccome non lo so quando è il tuo compleanno...agùri eh.
M: No ma era la mia festa di laurea...mi sono laureata lunedì.
Z.2°: Eh infatti dopo ho incontrato la zì L. e mi ha detto che avevi passato bene l'esame.
M: Eheheh sì, diciamo così, grazie eh. Ciao.
Z.2°: Brava via, ciao.

Detto in toscano: ni fa una sega feisbucche a'mmassarosesi!

lunedì 26 aprile 2010

If you drink, don't drive

Un'agenzia pubblicitaria brasiliana ha ideato una bella campagna contro l'abuso di alcol. Nel video che segue dopo un'ordinazione al bar il cameriere porta il conto, che risulta molto salato: include, infatti, le spese per l'ambulanza, l'assistenza medica e tutti gli altri costi di un ipotetico incidente causato dalla guida in stato di ebbrezza.




In Italia per ora possiamo utilizzare l'etilometro online, che calcola se e di quanto si è sforato con l'alcol rispetto ai limiti imposti per legge.
A questo link trovate l'applicazione Crash: inserendo kg, sesso, quantità bevute vedrete dopo quante ore è possibile rimettersi alla guida.

Voglio un lavoro così...

Primo maggio in Versilia

Idee per il primo maggio?

Se siete in Versilia date una sbirciatina qui!

Una settimana fa


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giovedì 15 aprile 2010

25 aprile in Versilia

Non sai cosa fare il 25 aprile?

Su Infoversilia.com le proposte per passare il 25 aprile in Versilia!

mercoledì 14 aprile 2010

Donne in rinascita


Le tre età delle donne - Gustav Klimt

Sono giorni strani, giorni di attesa, di pensieri ricorrenti, di fantasmi che riaffiorano, di speranze che si affacciano timide e pallide, di sogni malcelati e viaggi da programmare.
Sono giorni di contraddizioni, di risposte storte e tentativi di controllo, ma soprattutto giorni di introspezione e bilanci.

Sempre in bilico tra il prima e quel che sarà, tra sogni di gloria e piedi per terra, tra suolo natio e terre lontane. In perenne tensione tra il voler dimenticare e il non poter fare a meno di soprendermi a pensarti. Nonostante tutto. Alla continua ricerca di qualcosa che forse era già sotto i miei occhi. Sempre tesa a recepire le novità e digerire il passato.

"Donne in rinascita" è un augurio di un'amica, è una spinta a reagire, un tentativo zoppicante di serenità. Ora come ora, più che una donna in rinascita mi sento una intrattabile indecisa, una meschina peter pan che sguazza nei problemi e gioisce nel profondo di avere accanto a sè tutte le persone che vorrebbe, esattamente tutto come doveva essere. A parte te.

E così torno a parlare di me. Ci vuole coraggio, credetemi.



Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita. No, non è mai finita per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.


Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così". E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.

Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a novembre.

Quando meno te l'aspetti...


Jack Folla/Diego Cugia

martedì 13 aprile 2010

Lettera della giornalista Tiziana Ferrario ai colleghi


Guardo con tristezza i commenti e le recriminazioni affissi sulla bacheca del Tg1. Tristezza per il violento scontro in atto in una redazione che in passato, sin dai tempi della P2, ha conosciuto momenti difficili ma che non era mai arrivata ad un livello così basso. Stare in questo giornale da anni, avere svolto ruoli di line, avere avuto la responsabilità di trasmissioni,avere fatto l’inviata in aree di crisi, e avere condotto varie edizioni del TG –come ha ritenuto necessario ricordare all’Italia sui giornali il direttore- mi ha consentito di maturare l’esperienza giusta per fare alcune riflessioni sul disastro che si sta consumando al TG1 e che l’ambizione di alcuni e la paura di altri impedisce di dichiarare apertamente.
L’ambizione professionale è legittima,ma va circoscritta dentro regole chiare che facciano da guida al percorso professionale di tutti. Proprio di tutti e non solo di alcuni.
Chi è cresciuto in questo giornale sa che una volta le regole c’erano e c’era qualcuno che le faceva rispettare,forse per senso morale ma anche perché questo garantiva un ambiente di lavoro accettabile.. Da troppo tempo le regole sono state fatte saltare e questo ha messo gli uni contro gli altri. Il disagio è aumentato a livelli insopportabili e chi lo nega o è insensibile o è guidato da altri interessi.
Quello che sta accadendo da mesi in questo giornale,le emarginazioni di molti colleghi, i doppi e i tripli incarichi di altri, le ripetute promozioni e le ricompense elargite sotto forma di conduzioni e rubriche sono il frutto di una deregulation che viene da lontano ma che si è ulteriormente inasprita e che a mio parere non promette nulla di buono per il futuro e ci sta portando ad una perdita di credibilità del TG1.
Da mesi siamo sui giornali,sotto pressione non certo per gli scoop che abbiamo messo a segno, perché non vedo scoop da tanto tempo,ma per le aspre polemiche che ci circondano. L’esperienza del passato mi insegna che è un cattivo segno quando si incomincia a guardare in quale fascia di età stiamo recuperando ascolti, quando è davanti agli occhi di tutti che siamo sempre sotto il 30 % di share. Una soglia –quella sotto il 30 %- che una volta temevamo di toccare e vivevamo come una sconfitta.
Vorrei ribadire che il TG1 è un patrimonio di tutti quelli che ci lavorano e non solo di alcuni giornalisti che vorrebbero appropriarsene facendo fuori professionalmente gli altri.
Anche questo non porterà nulla di buono, perché la credibilità del Tg1 nel passato era data proprio dalla ricchezza delle tante sensibilità culturali presenti in redazione, e dalla sintesi delle riflessioni che ne nascevano. Tutto questo non accade più da tempo,le riunioni sono un rituale stanco dove non si discute per timore di essere vissuti come dei disturbatori e quindi puniti.
Io credo si debba tornare a quel pluralismo di idee che ci portava a fare un giornale ,magari istituzionale e un po’ noioso,ma rispettato e credibile. Un giornale che non inseguiva la superficialità e non era fazioso. Perchè questo viene chiesto al TG1.
Invito tutti quei colleghi che in questo momento sono accecati dalle sirene dell’ambizione e che vedono a portata di mano l’opportunità di avere tutto e subito con una semplice firma,di fermarsi a riflettere. Con il loro comportamento stanno infliggendo un duro colpo al patrimonio del TG1 dando un pessimo esempio ai colleghi più giovani. Vorrei anche ricordare che chi cede alla tentazione prima o poi riceve un conto molto salato da pagare. Il problema è che quel conto rischiamo di pagarlo tutti!

P.S. in ricordo dei bei tempi andati quando davamo le notizie esatte,vorrei precisare che è sbagliato dire che sono 28 anni che conduco il TG, come ha ritenuto opportuno dichiarare il direttore ai giornali. Sono di più . E lo considero un merito,non una colpa o un demerito da sventolare sui quotidiani!!! Ma lo stile non è di questi tempi.

Roma,11 Aprile 2010

lunedì 12 aprile 2010

Buon appetito con Infoversilia.com

Va oggi in onda "La Versilia in tavola": solo prodotti di qualità!
Per conoscere la ricetta del cacciucco alla viareggina cliccate qui!

Buon appetito!

domenica 11 aprile 2010

Andy dei Bluvertigo come Andy Warhol




Uno sguardo fluorescente sugli anni Ottanta, tra immagini surreali e icone luminose: è il magico universo di Andy, noto musicista dei Bluvertigo e pittore, che dal 24 aprile al 9 maggio 2010 presenta, nella sala delle Grasce del complesso di Sant'Agostino a Pietrasanta - Lucca, Pop Ten, un inedito percorso espositivo popolato di tele e pittura applicata al design.
Un'iniziativa dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta in collaborazione con Gestalt Gallery.

Un'epoca che si lega a tanti ricordi dell'adolescenza, a miti e modelli che Andy rivive nelle sue opere: gli anni Ottanta newyorkesi, la new wave britannica di gruppi come Echo and The Bunnymen, Psychedelic Furs, Simple Minds. Una rivisitazione, o meglio, una rigenerazione, con occhi sognanti, tra colori fluorescenti e atmosfere surreali. Il surrealismo di cui Andy, sempre sospeso tra musica e pennelli, si sente un vero e proprio fan, dal dadaismo a Warhol.

A Pietrasanta Andy presenta una serie di tele e divertenti opere pittoriche applicate al design: tavoli, sedie, chaise longue, pouff, ma anche manichini o strumenti musicali come violini, chitarre e contrabbassi. Opere che ripropongono gli stessi colori timbrici della sua musica.
Dai Puffi a Mazinga Zeta, da David Bowie a Jim Morrison animano le sue opere, in cui dialogano costantemente musica, spettacolo e fantasia.

"I quadri di Andy - scrive Red Ronnie sul catalogo della mostra - sono storie sintetizzate in uno scatto fotografico. Mostrano un mondo magico, dove ogni personaggio o cosa sembrano congelati nell'attimo in cui stanno dando il meglio di loro stessi. C'è tanta dolcezza nei suoi racconti. Dipinge immagini che danno una serena felicità, anche quando osano in un trasformismo che vorrebbe essere inquietante".

Cenni biografici
Andy nasce a Monza nel 1971. Dopo le scuole dell'obbligo si diploma all'Istituto d'Arte di Monza. Si specializza nel ramo della grafica pubblicitaria e dell'illustrazione presso l'Accademia delle Arti Applicate a Milano. Sviluppa contemporaneamente la sua attenzione nei confronti della musica, studia il saxofono, i sintetizzatori (tastiere), collaborando a un progetto musicale chiamato Bluvertigo, una band capitanata da Morgan (voce, basso e piano), supportata da Sergio Carnevale (batteria) e Livio Magnini (chitarra), che propone al mercato italiano un suono anglofilo basato sulla commistione tra elettronico e suonato, applicato a diversi "generi musicali".
Dopo anni di tour, apparizioni televisive e implicazioni discografiche, Andy si propone oggi in diversi ruoli, cercando di unire diverse forme di espressione. Dipinge grandi quadri fluorescenti su tela, compone colonne sonore per la danza contemporanea ed il teatro, mixa la musica new wave degli anni Ottanta come dj. Il tutto sotto lo stesso punta di vista "il reset".
La sua pittura viene applicata e commissionata in ambiti aziendali, come il settore della moda o quello pubblicitario.

Luogo: Pietrasanta, Complesso di Sant'Agostino- Sala delle Grasce
Orario: 16.00/19.00, chiuso il lunedì
Inaugurazione: sabato 24 aprile, ore 17.30

Ingresso libero


Per maggiori informazioni:

Alessia Lupoli Ufficio Stampa
Assessorato alla Cultura
tel. 0584/795381; fax 0584/795588
e-mail: cultura@comune.pietrasanta.lu.it
Sito web: www.museodeibozzetti.it

Fonte: Saimicadove.it

Eventi di aprile su Infoversilia.com

Su Infoversilia.com trovate tutti gli appuntamenti di aprile.
Mi raccomando soprattutto di venire alla Festa del Carmine a Massarosa!!!


Stemma di Massarosa

martedì 6 aprile 2010

Una vera chicca oggi su Infoversilia.com


Oggi su Infoversilia.com troverete una sorpresa...andate subito a leggere qui!

venerdì 2 aprile 2010

La Lega vista con gli occhi di una bambina

di Alessandra Maiorano (INFORMARE PER RESISTERE)

Dedicato a Cota e Zaia, e alle pillole abortive che rimarranno nei magazzini...

Sono nata dall’ incontro tra un padre pugliese, e una madre veneta. Porto un cognome pugliese, che qui al Nord, dove vivo, molto spesso mi trovo a dover ripetere perché molti non sanno come scrivere, o sbagliano direttamente, o si confondono.
Quando ero piccola, e frequentavo le elementari, ricordo che portare questo cognome era per me fonte di imbarazzo. Erano gli anni ’90, tra l’ inizio e la metà, e già il virus della politica si insidiava in me, evidentemente, perché ricordo ancora i nomi Craxi, Ochetto, Cirino Pomicino (che mi sarebbe piaciuto di più nella favola di Pollicino, per l’ assonanza, che altrove), Andreotti, Berlusconi, Di Pietro, le stragi, Falcone, Borsellino, la Mafia, Buscetta, Riina, Tangentopoli e lui, Umberto Bossi. Era e doveva restare un campo a me oscuro, io giocavo, ero bambina, ed era ovvio che non potesse interessarmi nulla dei telegiornali o della politica, ma per uno strano processo di osmosi qualche messaggio politico arrivava anche a me.
Quello che arrivava chiaramente, e nitidamente veniva inteso, alle orecchie di una bambina era il messaggio della Lega, così violento e crudo, che professava la secessione, la separazione tra Nord e Sud, dal Po’ in giù, con Roma Ladrona, la Padania e questo termine, “terroni”. C’ era una specie di caccia al “terrone”, perché il terrone ruba, il terrone è necessariamente mafioso, il terrone non ha voglia di far nulla, tanto meno lavorare, il terrone è sporco e brutto. Io capivo questo. Detestavo la Lega e ciò che professava, con tutta me stessa, soffrivo per quella cattiveria verbale, oltre che concettuale che da sempre li ha caratterizzati. Avevo paura della Lega, ero facilmente impressionabile dal volto di Bossi. Avevo paura dei leghisti, temevo potessero fare del male a mio papà o a me. Allo stesso tempo, però, consideravo quel movimento un movimento di pazzi, che difficilmente avrebbero potuto trovare spazio in politica, perché mi sembrava troppo assurdo che qualcuno potesse dar loro credibilità, eccetto, credevo, quelli che vivevano nei paesini del Nord, i “campagnoli”, che non avevano mai sconfinato nemmeno nella regione limitrofa.
I miei compagni di scuola, veneti doc, avevano spesso uscite “leghiste”, manifestavano un certo disprezzo in linea generale per questi terroni. Nei miei confronti questo si realizzò poco fortunatamente, perché non ero una compagna di compagnia, tacevo, me ne stavo sempre con le mie due o tre amichette. Mi sentivo a disagio nel dire il mio cognome, un cognome che qui non si sente mai, e dover eventualmente dare spiegazioni sulla sua provenienza. Sentivo la puzza della discriminazione. Ero timida, non ho mai risposto alle loro imprecazioni, eccetto una volta, in cui ricordo di aver levato gloriosamente il dito medio e contemporaneamente girato le spalle, sempre col dito medio alzato, proseguendo per la mia strada.
Quella volta ho capito che la vergogna doveva stare altrove, che quella con una disfunzione nel ragionamento, e ancor meno nell’ essere, non ero io. Di quella volta, e non avrò avuto più di nove o dieci anni, ricordo l’ orgoglio nel levare il dito medio ( a dire il vero, non aprii bocca e mi affidai alla mano sinistra ancora una volta per paura e timidezza ), e ricordo che mio padre rise perché era venuto a prendermi all’ uscita da scuola, e vedendomi fare quel gesto si meravigliò della mia spinta ribelle. Ricordo questo momento come fosse ieri, di quei momenti in cui ti senti realizzato, nella forma e nella sostanza, perfettamente capace di difendere il tuo ideale, il tuo nome, il tuo cognome, la tua faccia, le tue origini, tuo padre e tutti i terroni.
L’ altro ieri la Lega si è confermata il partito più votato in Veneto, ed ora il nuovo governatore della Regione è della Lega. La caccia ai terroni è finita, ma rimane un partito del Nord, formato da gente del Nord, che di certo continua a non vedere di buon occhio il Sud, e che ancora gode nell’ appellarsi ai numerosi luoghi comuni sui terroni, che ancora resistono, e che non c’è bisogno di ricordare. La caccia all’ uomo si è spostata verso la caccia all’ immigrato. La secessione è ormai un’ idea abbandonata. Roma ladrona è ancora ladrona ma è grande amica quando offre la poltrona. E Berlusconi, un tempo nemico, addirittura mafioso, è oggi fedele alleato, con cui creare l’ ”asse del Nord” ( il Patto d’ Acciaio vi dice qualcosa? ), con cui governare da Nord a Sud.
Ecco, per questo e per molti altri motivi non mi piace la Lega Nord, perché già da piccola non mi piaceva e i bambini, si sa, vedono meglio dei grandi.
Conseguentemente per questo e per molti altri motivi sono fiera di essere di sinistra, felice di essere chiamata comunista, e orgogliosa, terribilmente orgogliosa di essere anche un po’ terrona, con un cognome terrone.