martedì 21 giugno 2011

G.

"Non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza
aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada".
Accabadora - Michela Murgia


Volata via nell'ultimo giorno di primavera senza sentire di nuovo sul volto i raggi che ti videro nascere anni or sono. Era luglio ma questo non conta, ché l'età l'hai sempre calcolata allo scattare dell'anno nuovo.
Eri esile nel fisico ma resistente come le piante da sughero all'ombra delle quali sei cresciuta, abituata a resistere anche ai venti più forti. Leggevi tanto e sussurravi snocciolando rosari e invocando santi a me sconosciuti per ogni ricorrenza.
Senza vincoli di sangue mi hai fatto sentire a casa pur non capendo la metà delle parole che dicevi, pur essendo così distante da quel mondo che raccontavi pescando qua e là dal cestino dei ricordi.
Oggi mi ancoro ai doni che mi hai fatto senza pretenere nulla in cambio se non l'affetto sincero che provavo e che mi faceva commuovere un attimo prima di salutarti, senza sapere mai se sarebbe stata l'ultima volta. E così è stato.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

commosso... e sai che non è facile.

Mercoledì ha detto...

So...
Grazie.